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lunedì 3 dicembre 2012

Romanzi di Coppia: la lettura del corpo - gli occhi


Oggi prendiamo dal libro del dott. Rapaggi il paragrafo riguardo la lettura del corpo sugli occhi.

Gli occhi sono la parte più espressiva del viso, la più direttamente collegata alla psiche, sia per la loro vicinanza fisica al cervello, sia per la loro trasparenza, sia perché incaricati di portare la maggior parte d’informazioni. 

Insomma non è solo un detto popolare che siano lo specchio dell’anima, cioè della psiche.
Nelle considerazioni e negli schemi che seguiranno i termini “maschile” e “femminile” si riferiscono a degli stati psicologici, non alle persone “maschi” e “femmine”.


Consideriamo ora tre aspetti:
  1. se vedere e osservare è l’attività tipica degli occhi, possiamo dire che attraverso gli occhi dell’analista gran parte dei messaggi corporei del paziente si svelano automaticamente;
  2. ogni persona vede il mondo esterno attraverso uno schermo su cui possiamo immaginare che siano contemporaneamente proiettati i propri sentimenti, i propri conflitti e le proprie resistenze; per conseguenza ogni persona vede il mondo esterno in modo non obiettivo;
  3. anche gli occhi rispettano la legge della differenza tra destra e sinistra.

In seguito a quest’ultimo punto diciamo che l’osservazione degli occhi viene fatta meglio se lo psicoterapeuta pone una mano come linea immaginaria di divisione tra l’occhio destro e quello sinistro del soggetto, ovvero se copre uno dei suoi occhi, escludendo dal suo campo visivo le altre parti del viso che sta guardando.

Come ho scritto prima, quando si osserva un individuo adulto si valutano l’equilibrio tra le due parti e l’energia di ognuna. 
In questo caso, la differenza tra i due occhi segnala il grado di equilibrio tra il destro e il sinistro, mentre ogni occhio mostra all’osservatore quanta energia viene impiegata per comunicare, e se la comunicazione è positiva, negativa o nascosta.


Guardiamo per primo l’occhio sinistro.

Poiché secondo la teoria di cui abbiamo parlato prima, pare che l’occhio sinistro sia espressione del legame con il femminile, ipotizziamo che ci possa dare indicazioni sulla prima parte della vita del soggetto, in quelle che la psicoanalisi chiama fase orale e fase anale, cioè degli stati in cui è determinante il rapporto con la madre.


Il simbolismo femminile sarebbe espresso sia nel senso di canale ricettivo, capace di rivivere l’affettività dei momenti d’interiorizzazione, sia come valvola psicologica di chiusura necessaria a trattenere: una difesa rispetto al distacco e alle conseguenti angosce di separazione. 

Se dunque l’espressione dell’occhio sinistro è tranquilla, possiamo dedurre che quella persona è stata cresciuta in un ambiente amorevole e soprattutto sicuro, che ha confermato il suo diritto di essere così come natura l’ha fatta, di vivere e di avere quella certa tendenza naturale. Un ambiente che non le ha fatto subire il trauma costante della previsione di un pericolo sempre in agguato, né sporadici episodi di vero abbandono, né situazioni comunque scompensanti.


Lo schermo immaginario, che abbiamo ipotizzato essere davanti ai suoi occhi, è quasi limpido, non deforma troppo la realtà con angosce interiori.

Al negativo l’occhio sinistro può rappresentare:
  • la previsione negativa, l’ansia che la madre si allontani in qualunque senso, e per estensione del concetto, l’ansia che una persona o una situazione sicura venga a mancare;
  • un’ombra paranoica, la fantasia che l’ambiente sia minaccioso e l’angoscia di non riuscire a contrastarlo;
  • l’interiorizzazione di uno o più comandi di adattamento ad una condizione molto diversa da quella naturale;
  • un lutto, una perdita reale non ancora elaborata.
Tornando al positivo diciamo che sarà difficile trovare un’espressione tranquilla nell’occhio sinistro e ipotizzare una mancanza d’energia nell’occhio destro, dal momento che una prima parte della vita vissuta nel modo giusto dovrebbe gettare le basi per un seguito altrettanto sereno.

L’occhio destro 
Salvo dunque traumi nelle fasi successive della formazione, l’occhio destro corrispondente al sinistro positivo che abbiamo immaginato prima, sarebbe altrettanto sereno.

Abbiamo detto che l’occhio destro rappresenterebbe l’elemento estrinseco, quello maschile, nel senso dell’energia che esce, che viene proiettata all’esterno, che viene simbolicamente eiaculata.
Sarebbe collocato, nella mappa della formazione psico-sessuale, nella fase edipica e fallica, quando il genitore di riferimento è il padre. 

Al positivo: il padre che sfida il maschio permettendogli di diventare un uomo forte e il padre che dà alla femmina le coordinate per arrivare al maschio adulto; questa condizione, come ho detto, darebbe luogo ad un occhio destro sereno.


Al negativo ci sono due complicazioni: 
  1. il figlio che vede nel padre la minaccia di una propria castrazione per l’amore e il desiderio che prova per la madre, e la figlia che si sente castrata, menomata nel suo tentativo di avere il padre; entrambe le condizioni dovrebbero dar luogo ad un occhio destro aggressivo;
  2. la figlia che si sente castrata in quanto priva del fallo che la legherebbe per sempre alla madre, evitandole l’angoscia da distacco e il figlio che si vede costretto a farsi sodomizzare dal padre per difendere il suo rapporto segreto con la madre, alla quale vuole restare legato per sempre per la stessa ragione di evitare l’angoscia del distacco; anche queste due condizioni dovrebbero dar luogo ad un occhio destro con espressione aggressiva.
Ma sia nel primo che nel secondo di questi casi, l’espressione aggressiva può essere palese o nascosta o negata.
  • L’espressione aggressiva palese ha l’occhio dilatato, a volte leggermente in fuori;
  • l’espressione aggressiva nascosta ha l’occhio destro rassegnato, privo di energia, depresso;
  • l’espressione aggressiva negata ha l’occhio vitreo, privo di emozioni, cinico.
L’equilibrio tra l’occhio destro e quello sinistro: per coloro che volessero approfondire questo argomento è possibile ordinare "Romanzi di Coppia" scrivendo a info@scuoladipsicodramma.com




sabato 24 novembre 2012

Da Romanzi di Coppia: La posizione della testa rispetto al tronco


Oggi inseriamo un altra parte del libro romanzi di coppia del dott. Rapaggi.
è un primo indice che ci può descrivere l’atteggiamento relazionale: come il soggetto ha vissuto l’ambiente formativo, rispetto al proprio carattere di base e che schema ha fatto proprio. 

La testa è la sede del cervello e delle sue attività, consce e inconsce, e con la sua posizione può indicare ciò che il soggetto prova e pensa, ovvero che atteggiamento ha in quel momento, nei confronti degli altri.

Dalla nostra osservazione dedurremo se la persona davanti a noi è felice, rassegnata, addolorata, arrabbiata, serena, orgogliosa, sfidante, curiosa, seducente, accattivante, manipolatoria, eccetera.

Facciamo alcune immaginarie foto e commentiamole:
una posizione rassegnata non ha energia e tende a penzolare verso il basso, sia a destra che a sinistra;
una posizione addolorata ha più energia e guarda dentro di sé, leggermente basso-laterale in una personalità introversa, mentre tende leggermente in avanti in una estroversa;
la posizione di una persona arrabbiata, non depressa, è decisamente verso l’esterno-alto, anche se la rabbia vuole solo essere manifestata , che ci si prepari o no; in ogni caso non può che trattarsi di una testa rigida;
serenità corrisponde a testa rilassata ma energetica, pronta ad ogni reazione ma senza la fissità della previsione;
l’orgoglio determina una posizione con la mascella leggermente avanti-alta;
una persona sfidante mostra il viso in avanti, con la mascella decisamente alta e un eccesso di tensione negli occhi;
la caratteristica che contraddistingue la curiosità è quella di una posizione leggermente piegata a destra o a sinistra;
anche la seduzione induce la testa a piegarsi su un lato, ma in modo più morbido e con il sorriso sulle labbra;
la volontà manipolatoria piega la testa più in avanti che di lato, un po’ come per sedurre, ma si disegna un sorriso forzato che non riesce a nascondere la rigidità dell’aggressore.

Ovviamente ognuna di queste posizioni deve trovare conferma in altre parti del viso e del corpo, anche quando i segnali sono discordanti tra loro, perché anche questo dato ci parla della personalità. 

La discordia dei segnali fisici denuncia uno stato conflittuale, una nevrosi la cui gravità è proporzionale sempre alle contraddizioni che si leggono sul corpo. 
Quindi anche la discordanza nei segnali del corpo va letta con metodo, perché deve portarci a rinforzare conclusioni diagnostiche sull’equilibrio della personalità nel suo insieme e sullo stato emotivo del momento.

mercoledì 21 novembre 2012

Da Romanzi di Coppia - Relazione Corpo-Psiche: Le posizioni


Prendiamo oggi un altro estratto del libro "Romanzi di coppia" del dott. Rapaggi sempre riguardante la relazione tra corpo e psiche.


In piedi, seduto, o sdraiato, il corpo comunica lo stato affettivo del soggetto e le sue intenzioni. 

Più avanti descrivo la posizione della testa rispetto al corpo e la posizione specifica della colonna vertebrale e degli arti. Ora mi riferisco alla posizione di tutto il corpo.
In piedi, ginocchia morbide e spalle rilassate, è nel massimo del vigore, per due motivi:

  • poiché la distribuzione energetica è, o dovrebbe essere, distribuita in tutto il corpo;
  • perché gli arti superiori e inferiori sono pronti in questo modo a fare qualunque mossa necessaria a soddisfare gli impulsi: a ricevere, a difendersi oppure ad attaccare.
Dunque la più corretta lettura del corpo la si fa quando l’individuo è in piedi.
Limitandoci a questo, senza entrare nel dettaglio dei singoli organi, osserviamo che sono possibili almeno cinque posizioni.

  1. Posizione eretta di apertura: il corpo è equilibrato, il capo eretto, le spalle aperte, le mani lungo i fianchi, bacino gambe e piedi in linea.
  2. Posizione eretta di chiusura: il capo è piegato in basso, le spalle si chiudono, le braccia sono solitamente strette davanti, il bacino indietro.
  3. Posizione eretta di sfida: il mento leggermente in avanti, le spalle indietro, il petto in fuori, le mani sui fianchi, il bacino leggermente in avanti, le gambe aperte.
  4. Posizione di supponenza: il mento verso l’alto, le spalle alzate, le mani dietro la schiena, bacino e cosce in avanti, polpacci tesi indietro.
  5. Posizione depressiva: il capo un po’ piegato, le spalle cadenti e verso l’interno, la pancia un po’ in fuori, il bacino retratto, i polpacci indietro.

mercoledì 14 novembre 2012

Da Romanzi di Coppia - Relazione Corpo-Psiche: la postura della colonna vertebrale



L’attenzione della persona in preda ad un conflitto intrapsichico, ricordando sempre l’importanza della variabile “gravità”, si concentra sulla necessità primaria di mantenersi in piedi, cioè di non crollare.

Crollare, dal punto di vista psichico, è un trauma grave. L’angoscia che deriva da questa previsione è molto seria, dunque la persona, dall’età dello sviluppo in poi, farà di tutto per dare a se stessa la sensazione contraria.

Poiché la colonna vertebrale è l’asse portante della testa e del tronco, è quella che subisce per prima gli effetti del conflitto e “cerca” in modo automatico il costante adattamento alle necessità della psiche.. Essa determina la postura, cioè la posizione, più o meno eretta, più o meno rigida, che l’individuo mantiene da fermo.

Lo fa nei due modi opposti:

  • con un eccessivo irrigidimento;
  • con un esagerato rilassamento.
La colonna vertebrale è corretta quando è mobile in modo da rispondere agli impulsi in maniera equilibrata, senza la paura di cadere in avanti o indietro, o persino lateralmente.
Non è esatto pensare che la colonna debba semplicemente stare “a piombo”, cioè che debba seguire un immaginario filo che dal centro laterale della testa arrivi al centro laterale della caviglia, come si dedurrebbe dalla lettura degli esercizi di Lowen (Lowen e Lowen “Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica” Astrolabio, Roma). Quella è la posizione teorica di partenza, posizione che infatti viene mostrata nei primi esercizi di correzione posturale. 
Ma una volta stabilita la posizione di partenza, l’elemento più importante diventa la mobilità.

La mobilità rappresenta la sicurezza, l’assenza di paura. L’interpretazione della mobilità è: in qualunque posizione l’individuo si trovi sa di reggersi bene in piedi da solo, e sa di poter cambiare posizione senza correre pericoli.

Perciò Lowen insiste molto sull’esercizio di grounding, che ha esattamente il compito di abituare la persona ad ascoltare quanto è autonoma e salda su se stessa.


domenica 11 novembre 2012

Da Romanzi di coppia: Il corpo nello psicodramma analitico


Manca pochissimo al convegno del 24 novembre e cogliamo l'occasione per recuperare un tema trattato nei convegni precedenti e approfondito nel libro Romanzi di coppia del dott. Alfredo Rapaggi.

"[...]Mi piace ripetere che la differenza che c’è tra il linguaggio cosciente della parola e quello del corpo è simile a quella che passa tra una persona sobria ed una ubriaca. Il corpo è molto simile ad un ubriaco, che non si accorge di ciò che rivela.

Distingueremo ciò che i corpi ci trasmettono da ciò che noi possiamo riferire ai pazienti, quando rivelano di essere pronti ad ascoltare[...]"

"[...]Il corpo è inteso come insieme di segnali originari, dovuti sia alla tendenza naturale che alla mappa genetica, e di segnali strutturatisi nel tempo; gli uni e gli altri, insieme, sono in grado di descrivere lo stato affettivo della persona, il suo più o meno riuscito adattamento all'ambiente, quindi il suo equilibrio caratteriale[...]



sabato 20 ottobre 2012

La Prima Coppia



Anche oggi voglio inserire un interessante spunto dal libro "Romanzi di coppia" di A. Rapaggi, restiamo sul tema coppia in vista anche del convegno del prossimo 24 novembre di cui potrete trovare maggiori info nella sezione news.

Nicoletta

Partiamo dal presupposto che l'adulto sia il risultato della somma tra la sua tendenza naturale e l’ambiente affettivo, rappresentato dalle molte esperienze emotive, cognitive e relazionali che s'intrecciano nel tempo della sua formazione.

Accettando questo assunto di base, cercheremo di chiarire che cosa succede nelle coppie adulte.

Consideriamo la prima coppia umana universalmente riconosciuta: la coppia mamma-figlia/figlio.
(In questa prima descrizione considero la coppia classica, rimandando a pagine successive le osservazioni sui vari tipi di coppie attuali, figlie delle mutate condizioni di vita e di cultura).

Dico subito che userò indifferentemente il genere maschile o femminile, a caso, quando parlerò dei bambini, poiché in italiano non esiste un vocabolo neutro per definire l'insieme dei due generi. A meno che non mi riferisca ad una persona specifica.

Distinzioni
Nonostante la dichiarata volontà di trattare tutti i figli allo stesso modo, è palese, soprattutto in chi osserva e deve riparare i danni psicologici, che le mamme hanno differenti modi di accudire un figlio o una figlia, un introverso o un estroverso, un figlio unico, un primogenito o un secondogenito, o l’ultimo della “covata”. Insomma, è abbastanza palese, e mi pare anche comprensibile, che le madri, prima dei padri, risentano della loro tendenza naturale, del genere femminile, della posizione nella famiglia e di come sono state trattate a loro volta a causa di queste variabili.

A proposito della differenza naturale dei due sessi, segnalo una ricerca abbastanza recente (2011) condotta da Marco Del Giudice, pubblicata sulla rivista Public Library of Sciences. Del Giudice ha intervistato un campione di 10.000 soggetti, insieme ai suoi colleghi della Manchester Business School, e ne ha dedotto che le femmine e i maschi presentano differenze sostanziali: per quanto riguarda le femmine sono molto più forti soprattutto nel campo della sensibilità, e anche del calore e dell’apprensione, mentre per quanto riguarda i maschi, hanno dimostrato una netta supremazia nel campo dell’equilibrio emotivo, della coscienziosità e della dominanza.
Devo notare che per quanto il campione descritto fosse numeroso e scelto in due nazioni con culture diverse, non trovo che abbia raggiunto scientificamente l’obiettivo di dimostrare, con sicurezza, che maschi e femmine siano diversi per natura. E mi dispiace. Ci descrive un’ipotesi molto probabile e ci permette di considerarne le conseguenze; dimostra che da adulti maschi e femmine sono diversi, ma non distingue le variabili acquisite nell’ambiente da quelle precedenti la nascita. In questo modo non dice quanto questa diversità possa essere naturale e quanto complicata dal comportamento genitoriale. Tuttavia fa un po’ di chiarezza su un tema che dopo gli anni ’70 era stato vittima di confusioni culturali e sociali, tuttora esistenti. Intendo dire che si era spesso confuso il diritto ad avere le stesse possibilità da parte di maschi e femmine, con il modo con cui gli uni e le altre riescono ad arrivare al medesimo obiettivo.
Altre ricerche, le ultime nell’ambito della teoria dei neuroni specchio, ci confermano che il bambino e la bambina crescono interiorizzando e portando con sé quel trattamento differente iniziale. Anche queste ricerche non sono complete per il semplice fatto che esaminano un solo aspetto del carattere: quello acquisito. Ma restano un contributo molto importante per gli scettici.


Il bambino e la bambina, dunque, si presentano al mondo con il loro bagaglio di tendenze naturali, interiorizzano le modalità relazionali dell’ambiente, partendo da quelle della madre, e cercano di conciliare se stessi con gli altri. In questo tentativo automatico, dunque non cosciente, ricorrono a diversi meccanismi di difesa: rimuovono inconsciamente le emozioni che non sanno gestire quando sono ancora troppo piccoli per farlo, le negano, le spostano, le trasformano in sintomi visibili, cercano di esorcizzarle, le proiettano su altri, e infine rinforzano i comportamenti di cui si fidano di più, quelli conformi alla loro natura. In ogni caso, riportano nelle relazioni future il bene e il male che hanno interiorizzato nella prima parte della loro vita, quella in cui sono stati più dipendenti, e lo fanno quasi sempre in modo altrettanto automatico e inconscio.

Lo sviluppo della personalità avviene così, come in un percorso ad ostacoli, dove chi è trattato in modo sereno vede bene che cosa evitare e che cosa utilizzare, e chi invece è gestito in maniera non equilibrata, contraddittoria, interiorizza l’ansia che caratterizza il conflitto psichico, immaginando pericoli inesistenti, e si prepara continuamente ad affrontare una fantasmatica figura di “drago sputa fuoco” che l’aspetta dietro ogni l’angolo della vita.

Maschi e femmine hanno due modi diversi di reagire alla conflittualità psichica della madre, e in seguito del resto della famiglia, e questo dovrebbe spiegare meglio le ricerche tipo quella di Del Giudice. 

Ad un sintomo simile, lo stato d’ansia palese per esempio, corrispondono mediamente atteggiamenti e comportamenti tipici del genere a cui appartengono i soggetti. Anche i meccanismi di difesa, che come ogni altra parte del carattere, si sviluppano ad ogni successo e regrediscono ad ogni insuccesso, danno l’impressione che chi segue il tratto di genere, maschile o femminile, sia più sicuro di chi non lo può seguire.


Arrivati all’età adulta, i maschi e le femmine hanno un atteggiamento diverso anche nei confronti della psicoanalisi. I maschi mediamente ritengono di poter risolvere i problemi ragionandoci da soli, o con l’assistenza di un consulente psicologo. Solo in extremis ammettono la necessità di farsi aiutare da uno psicoanalista in grado di raggiungere la radice dei problemi, ammettendo che questi possano essere di origine affettivo-sessuale e dominati dall’inconscio. Le femmine viceversa sono attratte dalla possibilità di conoscere questo aspetto profondo del carattere, e seguono il percorso affettivo-sessuale con particolare sensibilità.


giovedì 18 ottobre 2012

un consiglio utile dal testo "romanzi di coppia" - L'uso strategico del quaderno


Questo nuovo post intende dare un consiglio validissimo estrapolato dal testo "Romanzi di coppia" del dott. A. Rapaggi. Certamente si rivelerà molto utile per tutti coloro che intendono intraprendere la strada di psicoterapeuta.Auguro, pertanto, una buona lettura.

Nicoletta

L'uso strategico del quaderno
I miei allievi sanno quanto mi prema che un professionista impari ad usare il quaderno (oggi migliorato di molto dal suo sostituto elettronico).
Il quaderno, o meglio il computer, ha la funzione iniziale di raccogliere le informazioni della psicodiagnosi, test compreso.
Contiene le impressioni che l'analista ricava dai primi colloqui, e la sua diagnosi.
Ha una parte iniziale in cui è suggerita la soluzione psicoterapeutica ritenuta ottimale, e quella, a volte differente, che ha accettato il/la paziente. Con tutti i dettagli necessari.
Raccomando che questa parte sia curata, ragionata, stesa in più momenti.
Con il computer è diventato più facile ritornare su una riflessione, aggiungere, correggere, cercare riferimenti teorici, trovare dei precedenti e fare associazioni successive.
Personalmente alterno l'uso dei due strumenti, preferendo il quaderno per la strategia generale e il computer per l'analisi dei sogni o per racconti complessi. Ma per semplicità ora parlo del quaderno lasciando che ognuno intenda lo strumento che preferirà usare.
Una volta iniziate le sedute, il quaderno non deve trasformarsi in mero raccoglitore di sogni e racconti del paziente.
Se l'analista si limita a scrivere, cioè a riprodurre quello che gli dice il paziente, il quaderno diventa un ostacolo all'analisi anziché un aiuto. In questo senso avrebbero ragione quei colleghi che preferiscono farne a meno. O quei colleghi che, usando mettersi in poltrona di fronte al paziente, lo ritengono utile a distrarre lo sguardo.
Il quaderno invece assume la sua vera utilità quando contiene:
  • la psicodiagnosi, completa di test;
  • l'obiettivo della cura:
  • la strategia che si ritiene più utile seguire e le verifiche periodiche della sua validità;
  • eventuali strategie alternative in presenza di cambiamenti, anche dovuti ad eventi esterni imprevisti;
  • l'elenco dei meccanismi di difesa più utilizzati e/o abusati dal paziente;
  • la frequenza del ritorno dell'argomento ritenuto centrale e le associazione ad esso collegate;
  • le verifiche dei momentanei regressi sintomatici;
  • l'andamento del transfert;
  • le riflessioni autoanalitiche del controtranfert;
  • i miglioramenti consolidati;
  • la strategia finale per l'accompagnamento progressivo al distacco consapevole.



mercoledì 17 ottobre 2012

Dalla prefazione del nuovo libro "Romanzi di Coppia"


La tendenza relazionale naturale è un punto a mio avviso decisivo, per chiarire e aiutarci a risolvere i conflitti 
intra-psichici e quelli riportati successivamente nella relazione di coppia. 

E’ decisivo perché ci spiega che cosa succede per effetto della necessità di adattamento all'ambiente. 

L’adattamento all'ambiente è successivo ad una vera e propria interiorizzazione, fenomeno oggi incontestabile, dopo la formulazione della teoria dei neuroni specchio. Si tratta del fenomeno fisiologico di rispecchiamento di ogni gesto, suono, atteggiamento, che l’individuo vede fare in chi lo accudisce o gli vive accanto. Il fenomeno assume particolare valore nella fase della formazione della personalità a causa della crescita molto più veloce delle cellule neurali. In pratica, per effetto di questa maggiore velocità di sviluppo neurale, un bambino impara molto ma molto più facilmente di un adulto; inoltre va sottolineato che tanto più è piccolo, tanto più impara dall'esempio, piuttosto che dalle parole. 

L’interiorizzazione provoca uno scontro dai contorni anche gravi, tra la tendenza relazionale naturale e le pretese relazionali delle persone di cui il neonato ha bisogno. Il risultato di questo scontro è la distorsione caratteriale; una distorsione che la persona cercherà sempre di risistemare, nel corso di tutta la sua esistenza, utilizzando tutte quelle altre persone che il suo inconscio ritiene adatte ad “aiutarla”. Il conflitto perenne, o nevrosi, è fatto di coazioni a ripetere che partono sempre dalla stessa scena e hanno sempre lo stesso obiettivo, pur mutando gli attori.

Fonte: Romanzi di Coppia A. Rapaggi

mercoledì 10 ottobre 2012

Tre buone nuove:


  • al convegno di novembre sarà relatore, oltre ad Alfredo Rapaggi anche Roberto Losso, il noto psicoanalista argentino autore di approfonditi studi sulle relazioni nella coppia e nella famiglia.
  • la direzione didattica dell'Istituto Mosaico Psicologie ha deciso di aggiungere alla presentazione di Psicodramma Analitico in programma a Bologna  il 13 ottobre, un'analoga presentazione presso Villa Santa Chiara a Verona, entro il mese di ottobre.
  • Sono iniziate le prove per le video interviste d'informazione sullo psicodramma analitico. Chi tra gli ex allievi volesse partecipare è pregato di rivolgersi alla direzione della scuola