Visualizzazione post con etichetta romanzi di coppia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta romanzi di coppia. Mostra tutti i post

mercoledì 21 novembre 2012

Da Romanzi di Coppia - Relazione Corpo-Psiche: Le posizioni


Prendiamo oggi un altro estratto del libro "Romanzi di coppia" del dott. Rapaggi sempre riguardante la relazione tra corpo e psiche.


In piedi, seduto, o sdraiato, il corpo comunica lo stato affettivo del soggetto e le sue intenzioni. 

Più avanti descrivo la posizione della testa rispetto al corpo e la posizione specifica della colonna vertebrale e degli arti. Ora mi riferisco alla posizione di tutto il corpo.
In piedi, ginocchia morbide e spalle rilassate, è nel massimo del vigore, per due motivi:

  • poiché la distribuzione energetica è, o dovrebbe essere, distribuita in tutto il corpo;
  • perché gli arti superiori e inferiori sono pronti in questo modo a fare qualunque mossa necessaria a soddisfare gli impulsi: a ricevere, a difendersi oppure ad attaccare.
Dunque la più corretta lettura del corpo la si fa quando l’individuo è in piedi.
Limitandoci a questo, senza entrare nel dettaglio dei singoli organi, osserviamo che sono possibili almeno cinque posizioni.

  1. Posizione eretta di apertura: il corpo è equilibrato, il capo eretto, le spalle aperte, le mani lungo i fianchi, bacino gambe e piedi in linea.
  2. Posizione eretta di chiusura: il capo è piegato in basso, le spalle si chiudono, le braccia sono solitamente strette davanti, il bacino indietro.
  3. Posizione eretta di sfida: il mento leggermente in avanti, le spalle indietro, il petto in fuori, le mani sui fianchi, il bacino leggermente in avanti, le gambe aperte.
  4. Posizione di supponenza: il mento verso l’alto, le spalle alzate, le mani dietro la schiena, bacino e cosce in avanti, polpacci tesi indietro.
  5. Posizione depressiva: il capo un po’ piegato, le spalle cadenti e verso l’interno, la pancia un po’ in fuori, il bacino retratto, i polpacci indietro.

mercoledì 14 novembre 2012

Da Romanzi di Coppia - Relazione Corpo-Psiche: la postura della colonna vertebrale



L’attenzione della persona in preda ad un conflitto intrapsichico, ricordando sempre l’importanza della variabile “gravità”, si concentra sulla necessità primaria di mantenersi in piedi, cioè di non crollare.

Crollare, dal punto di vista psichico, è un trauma grave. L’angoscia che deriva da questa previsione è molto seria, dunque la persona, dall’età dello sviluppo in poi, farà di tutto per dare a se stessa la sensazione contraria.

Poiché la colonna vertebrale è l’asse portante della testa e del tronco, è quella che subisce per prima gli effetti del conflitto e “cerca” in modo automatico il costante adattamento alle necessità della psiche.. Essa determina la postura, cioè la posizione, più o meno eretta, più o meno rigida, che l’individuo mantiene da fermo.

Lo fa nei due modi opposti:

  • con un eccessivo irrigidimento;
  • con un esagerato rilassamento.
La colonna vertebrale è corretta quando è mobile in modo da rispondere agli impulsi in maniera equilibrata, senza la paura di cadere in avanti o indietro, o persino lateralmente.
Non è esatto pensare che la colonna debba semplicemente stare “a piombo”, cioè che debba seguire un immaginario filo che dal centro laterale della testa arrivi al centro laterale della caviglia, come si dedurrebbe dalla lettura degli esercizi di Lowen (Lowen e Lowen “Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica” Astrolabio, Roma). Quella è la posizione teorica di partenza, posizione che infatti viene mostrata nei primi esercizi di correzione posturale. 
Ma una volta stabilita la posizione di partenza, l’elemento più importante diventa la mobilità.

La mobilità rappresenta la sicurezza, l’assenza di paura. L’interpretazione della mobilità è: in qualunque posizione l’individuo si trovi sa di reggersi bene in piedi da solo, e sa di poter cambiare posizione senza correre pericoli.

Perciò Lowen insiste molto sull’esercizio di grounding, che ha esattamente il compito di abituare la persona ad ascoltare quanto è autonoma e salda su se stessa.


sabato 20 ottobre 2012

La Prima Coppia



Anche oggi voglio inserire un interessante spunto dal libro "Romanzi di coppia" di A. Rapaggi, restiamo sul tema coppia in vista anche del convegno del prossimo 24 novembre di cui potrete trovare maggiori info nella sezione news.

Nicoletta

Partiamo dal presupposto che l'adulto sia il risultato della somma tra la sua tendenza naturale e l’ambiente affettivo, rappresentato dalle molte esperienze emotive, cognitive e relazionali che s'intrecciano nel tempo della sua formazione.

Accettando questo assunto di base, cercheremo di chiarire che cosa succede nelle coppie adulte.

Consideriamo la prima coppia umana universalmente riconosciuta: la coppia mamma-figlia/figlio.
(In questa prima descrizione considero la coppia classica, rimandando a pagine successive le osservazioni sui vari tipi di coppie attuali, figlie delle mutate condizioni di vita e di cultura).

Dico subito che userò indifferentemente il genere maschile o femminile, a caso, quando parlerò dei bambini, poiché in italiano non esiste un vocabolo neutro per definire l'insieme dei due generi. A meno che non mi riferisca ad una persona specifica.

Distinzioni
Nonostante la dichiarata volontà di trattare tutti i figli allo stesso modo, è palese, soprattutto in chi osserva e deve riparare i danni psicologici, che le mamme hanno differenti modi di accudire un figlio o una figlia, un introverso o un estroverso, un figlio unico, un primogenito o un secondogenito, o l’ultimo della “covata”. Insomma, è abbastanza palese, e mi pare anche comprensibile, che le madri, prima dei padri, risentano della loro tendenza naturale, del genere femminile, della posizione nella famiglia e di come sono state trattate a loro volta a causa di queste variabili.

A proposito della differenza naturale dei due sessi, segnalo una ricerca abbastanza recente (2011) condotta da Marco Del Giudice, pubblicata sulla rivista Public Library of Sciences. Del Giudice ha intervistato un campione di 10.000 soggetti, insieme ai suoi colleghi della Manchester Business School, e ne ha dedotto che le femmine e i maschi presentano differenze sostanziali: per quanto riguarda le femmine sono molto più forti soprattutto nel campo della sensibilità, e anche del calore e dell’apprensione, mentre per quanto riguarda i maschi, hanno dimostrato una netta supremazia nel campo dell’equilibrio emotivo, della coscienziosità e della dominanza.
Devo notare che per quanto il campione descritto fosse numeroso e scelto in due nazioni con culture diverse, non trovo che abbia raggiunto scientificamente l’obiettivo di dimostrare, con sicurezza, che maschi e femmine siano diversi per natura. E mi dispiace. Ci descrive un’ipotesi molto probabile e ci permette di considerarne le conseguenze; dimostra che da adulti maschi e femmine sono diversi, ma non distingue le variabili acquisite nell’ambiente da quelle precedenti la nascita. In questo modo non dice quanto questa diversità possa essere naturale e quanto complicata dal comportamento genitoriale. Tuttavia fa un po’ di chiarezza su un tema che dopo gli anni ’70 era stato vittima di confusioni culturali e sociali, tuttora esistenti. Intendo dire che si era spesso confuso il diritto ad avere le stesse possibilità da parte di maschi e femmine, con il modo con cui gli uni e le altre riescono ad arrivare al medesimo obiettivo.
Altre ricerche, le ultime nell’ambito della teoria dei neuroni specchio, ci confermano che il bambino e la bambina crescono interiorizzando e portando con sé quel trattamento differente iniziale. Anche queste ricerche non sono complete per il semplice fatto che esaminano un solo aspetto del carattere: quello acquisito. Ma restano un contributo molto importante per gli scettici.


Il bambino e la bambina, dunque, si presentano al mondo con il loro bagaglio di tendenze naturali, interiorizzano le modalità relazionali dell’ambiente, partendo da quelle della madre, e cercano di conciliare se stessi con gli altri. In questo tentativo automatico, dunque non cosciente, ricorrono a diversi meccanismi di difesa: rimuovono inconsciamente le emozioni che non sanno gestire quando sono ancora troppo piccoli per farlo, le negano, le spostano, le trasformano in sintomi visibili, cercano di esorcizzarle, le proiettano su altri, e infine rinforzano i comportamenti di cui si fidano di più, quelli conformi alla loro natura. In ogni caso, riportano nelle relazioni future il bene e il male che hanno interiorizzato nella prima parte della loro vita, quella in cui sono stati più dipendenti, e lo fanno quasi sempre in modo altrettanto automatico e inconscio.

Lo sviluppo della personalità avviene così, come in un percorso ad ostacoli, dove chi è trattato in modo sereno vede bene che cosa evitare e che cosa utilizzare, e chi invece è gestito in maniera non equilibrata, contraddittoria, interiorizza l’ansia che caratterizza il conflitto psichico, immaginando pericoli inesistenti, e si prepara continuamente ad affrontare una fantasmatica figura di “drago sputa fuoco” che l’aspetta dietro ogni l’angolo della vita.

Maschi e femmine hanno due modi diversi di reagire alla conflittualità psichica della madre, e in seguito del resto della famiglia, e questo dovrebbe spiegare meglio le ricerche tipo quella di Del Giudice. 

Ad un sintomo simile, lo stato d’ansia palese per esempio, corrispondono mediamente atteggiamenti e comportamenti tipici del genere a cui appartengono i soggetti. Anche i meccanismi di difesa, che come ogni altra parte del carattere, si sviluppano ad ogni successo e regrediscono ad ogni insuccesso, danno l’impressione che chi segue il tratto di genere, maschile o femminile, sia più sicuro di chi non lo può seguire.


Arrivati all’età adulta, i maschi e le femmine hanno un atteggiamento diverso anche nei confronti della psicoanalisi. I maschi mediamente ritengono di poter risolvere i problemi ragionandoci da soli, o con l’assistenza di un consulente psicologo. Solo in extremis ammettono la necessità di farsi aiutare da uno psicoanalista in grado di raggiungere la radice dei problemi, ammettendo che questi possano essere di origine affettivo-sessuale e dominati dall’inconscio. Le femmine viceversa sono attratte dalla possibilità di conoscere questo aspetto profondo del carattere, e seguono il percorso affettivo-sessuale con particolare sensibilità.