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venerdì 18 gennaio 2013

La coppia nelle fiabe. Sociodramma per l’infanzia.

Dall'intervento della d.ssa Veronica Borgonovi nel corso del convegno 2010.


“Cappuccetto Rosso fu il mio primo amore.Sentivo che se avessi potuto sposare Cappuccetto Rosso, avrei conosciuto la perfetta felicità.”
Charles Dickens



Il pensiero di Dickens – un ricordo d’infanzia – mi è parso particolarmente pertinente ad introdurci al nostro argomento. Ci parla dell’incontro con l’altro e di quanto questa esperienza sia fondante per la crescita di noi stessi.

E l’esperienza di cui ci parla lo scrittore ci pare – per la tonalità edipica che la connota – quella fantasticata che viene nutrita nell’infanzia dalle spinte dell’idealizzazione, e che, forse, quello stesso bambino, già più grandicello, avrà messo alla prova dei fatti sul terreno più faticoso della realtà.

Non sappiamo se Dickens abbia cercato frammenti del suo primo amore nelle donne che incontrò nella sua vita; possiamo ipotizzare però che Cappuccetto Rosso abbia rappresentato per il piccolo Charles l’oggetto d’amore idealizzato sul quale poter investire le proprie fantasie edipiche evitando le angosce di castrazione e le frustrazioni che sarebbero derivate dal dirigere la propria attenzione sull’oggetto reale – la madre.

Essere attratti da una fiaba, immergersi completamente nella sua lettura, sperimentare a livello affettivo il trasporto amoroso per un personaggio, immedesimarsi nel protagonista sono esperienze fondamentali nell’infanzia, perché diventano funzionali alla comprensione di sé. Il bambino apprende attraverso la narrazione. Le fiabe sono narrazioni che spiegano al bambino in maniera chiara e comprensibile quanto c’è di
complesso dentro di sé. Potremmo definirlo un lavoro di ricerca del significato che il bambino attua per poter comprendere quanto avviene nel suo inconscio; solo così può tentare di risolvere i problemi psicologici – delusioni narcisistiche, dilemmi edipici, rivalità fraterne – che punteggiano il suo processo di crescita.

La fiaba in questo senso offre al bambino del materiale conscio che potremmo definire di “ancoraggio” per i suoi contenuti inconsci che così possono essere meditati, rielaborati e sognati, in una forma contenuta e sempre nella prospettiva ottimistica della risoluzione del conflitto, perché ”la fiaba rassicura, infonde speranza nel futuro e offre la promessa di un lieto fine” (B. Bettelheim).

venerdì 4 gennaio 2013

Dalla paura dell’altro alla lotta contro di lui


Dall'intervento di Alberto Eiguer durante il convegno del 2009 a Riccione.

L’orientamento fallico porta a far sì che ognuno realizzi il suo proprio progetto narcisistico ignorando quello dell’altro. Qual è lo scopo della rivalità tra i generi? Essa mira essenzialmente a nascondere la paura che è risvegliata dall’altro genere. 

Finchè il soggetto si impone all’altro, sente che sfuggirà alla propria castrazione. Molti fantasmi condivisi risvegliano queste paure drammatizzandone il contenuto. La paura della cancellazione dei limiti è strettamente legata al fantasma condiviso di essere divorato o schiacciato dall’altro. La paura della perdita è legata all’impressione fantasmatica d’unità narcisistica, dove l’altro è visto come indispensabile per garantire la propria sicurezza o addirittura per esistere. 

La paura della castrazione ispira il fantasma comune d’incompletezza sessuale ed è alimentata da
esso. Ecc..
Il modello che vi propongo sottolinea come i fantasmi diventano comuni ai due partner, rendendosi evidenti in particolare quando essi sono insieme. Si tratterebbe di una creazione originale del campo condiviso, ispirata da aspetti inconsci che sono normalmente inattivi, al di fuori della vita di coppia (Eiguer, 1984).

Il fantasma dell’uno spaventa l’altro; in quest’ultimo ha luogo un effetto di risonanza psichica, ciò sveglia in lui delle paure fantasmatiche, vicine quasi ad alimentare una inter-fantasmatizzazione, ma questa unione immaginaria non calma i partners. L’intersoggettività si organizza dunque come una terza istanza, nuova, che non ha motivo di persistere se i coniugi si separano. 

Quando la rivalità assume i toni dell’invidia, le rivendicazioni falliche e narcisistiche sono al loro acme. L’altro
soggetto è difficilmente riconosciuto come un essere singolo, il suo desiderio è vissuto come un pericolo. La rivalità che produce emulazione è legata maggiormente all’Edipo, ci si batte con la scusa del legame col genitore per il quale si prova un’attrazione particolarmente forte.

In ogni caso, la differenza sessuale giocherebbe una funzione universale, anche nei casi di coppie organizzate su modalità di dipendenza orale, anaclitica, narcisistica, ossi agitate da conflitti arcaici. In effetti, il soggetto fatica a riconoscere l’altro, perché teme che l’altro lo “aspiri” narcisisticamente, e che l’altro non sia pronto, a sua volta, a riconoscerlo, a sentirsi responsabile per lui e a rispettarlo. Allora ognuno cerca di dominare
sull’altro per essere sicuro di non venir troppo “sminuito”, ossia “ignorato”, a causa dell’essere visto come diverso.

Quanto alla gelosia, essa non è un affetto classico, ma una passione, che copre un ampio spettro a partire dalle forme molto nevrotiche e passionali, passando dalle organizzazioni passionali vicine alle situazioni limite (borderline), fino alle modalità psicotiche come il delirio di gelosia. 

La lotta tra i generi è all’origine di una moltitudine di malintesi e dissapori. Ciascuno trascina il dramma di un’infanzia in cui questa rassicurazione non era evidente. Si rimprovera all’altro ciò di cui si ha avuto paura un tempo: che l’altro non sia capace di accettare la mia qualità, che non abbia fiducia nelle mie potenzialità e
nel progetto di realizzarmi.

Al contrario, l’onnipotenza sembra promettere un ascendente assoluto sul legame e sull’altro.
Per Freud (1932), la lotta tra i generi è animata dalla posizione fallica, la cui volontà è di avere il sopravvento sull’altro.
Questa posizione teorica ha vantaggi e svantaggi, come quello di ridurre la sessualità femminile alla castrazione fallica e ai meccanismi che essa fomenta, in particolare l’idea che la maternità sia la realizzazione del femminile, sembrando il bambino l’equivalente più elaborato del fallo.

Possiamo avanzare l’ipotesi che l’angoscia di castrazione femminile comporti tre dimensioni: fallica, materna e vaginale, quest’ultima manifestandosi nel timore di non provare piacere nel contatto con l’uomo o di non darglielo. Anche per l’uomo la castrazione ha più dimensioni.

E come interpretare il piacere nella prospettiva del legame intersoggettivo? Per l’uomo, è il piacere di introdursi nella cavità sensibile di una donna che prova il piacere d’essere penetrata.
Per la donna, è il piacere di essere penetrata dall’organo sensibile di un uomo che prova piacere nel penetrarla.

venerdì 14 dicembre 2012

I legami narcisistici e oggettuali della coppia e la loro articolazione con la differenza dei generi


Torniamo sul tema dalla coppia prendendo parte dell'interessante intervento del dott. Eiuguer avvenuto nel convegno sulla coppia del 2009.

La teoria del legame di coppia è un modello che può essere esaminato da tre punti di vista.
Dal punto di vista concettuale, esso propone un quadro solido che permette di avvicinarsi al funzionamento della coppia in modo originale, come a un’entità psichica distinta e di capire il suo funzionamento e la sua struttura.

Dal punto di vista empirico, questa teoria si applica alla clinica e al trattamento dei problemi, dei conflitti e delle crisi di coppia.

Dal punto di vista pragmatico, questa teoria assicura l’efficacia della terapia in seguito alla messa in atto di strumenti adatti e coerenti con la teorizzazione. Nella misura in cui la coppia è vista come un raggruppamento distinto, essa è osservata isolatamente. Le interpretazioni degli aspetti disfunzionali del legame prendono di mira il suo funzionamento inconscio, suscitano una evoluzione, promuovono dei cambiamenti, e, a lungo temine e nei casi migliori, la soluzione dei
problemi. Il concetto di legame si applica inoltre ai rapporti terapeuta- partners della coppia.

Poiché i diversi partecipanti alla terapia sono in legame tra loro, i loro funzionamenti inconsci si articolano secondo una intersoggettività modificata dalle risonanze fantasmatiche e emozionali, che sono innescate dallo stato di innamoramento all’inizio della relazione e che l’approfondirsi del legame sviluppa ulteriormente. 

L’illusione iniziale può certo sbiadire,ma l’inconscio di ciascuno avrà messo in moto altre intese, che fondano un tipo di intimità e di complicità che i protagonisti non trovano in nessun altro loro legame. Per tutti questi motivi è stata progressivamente adottata l’espressione legame intersoggettivo. In realtà la teoria del legame è stata arricchita in questi ultimi decenni dagli apporti dell’intersoggettività, e viceversa.


Oggi si sviluppa intorno ad essa un ampio campo, che va dalla sua applicazione all’ analisi individuale, all’analisi istituzionale delle cure e della comunità, passando per quelle di gruppo, della famiglia, dell’impresa. 

In altri termini, la teoria del legame intersoggettivo vede la coppia come una “collettività” inconscia. Per motivi di tempo e di pertinenza, focalizzerò la mia esposizione su uno degli aspetti del legame intersoggettivo della coppia: l’importanza e la risonanza della differenza dei generi sul suo funzionamento e sulle sue disfunzioni. Abbiamo bisogno dell’altro; se ci leghiamo a lui è perchè nasciamo deboli e immaturi, anche se ci siamo evoluti dall’età più tenera.

 Ma questo attaccamento all’altro può incoraggiarlo a utilizzarci, se la dipendenza verso di lui è massiccia. Nondimeno, colui che si dice poco dipendente sta occultando o reprimendo il fatto che ha anche lui un grande bisogno di compagnia e di sostegno. La parola legame ha giustamente due accezioni: attaccamento reciproco ed assoggettamento. 

La dipendenza dunque può condurre a degli eccessi.
Un legame è più di una relazione tra due persone; esse si influenzano reciprocamente, costruiscono dei fantasmi, dei miti e delle difese comuni. Via via che il legame si stabilisce, i due soggetti tendono a sintonizzare le loro reazioni e i comportamenti: i loro affetti si avvicinano, e ciò malgrado loro stessi.

Una sorta di illusione fa sentire loro che sono della stessa specie, e molte altre impressioni: sulla loro comprensione del mondo e tra di loro, sulle loro credenze, ecc…La loro dipendenza reciproca li porta talvolta a dimenticare che sono diversi, che hanno dei desideri propri.

Questa evoluzione ripete il percorso dell’interazione madre- lattante.
Evidentemente, un legame tra adulti comporta altre dimensioni, conviene ricordarlo, ma queste altre dimensioni sono trattate dal legame, in maniera interattiva e intersoggettiva.
Ognuno può vivere l’altro come una parte di sé, ancora più grave sarebbe viverlo come completamente come sé stesso.

Numerosi conflitti di coppia sono generati dal sentimento che l’altro abbia un’ascendente troppo forte sul primo, che voglia influenzarlo e annullare la sua personalità; spesso è un sentimento legato alla vita psichica comune, che si organizza in maniera inconscia. Ma a volte l’influenza è potente e lo è particolarmente al momento della deriva perversa dentro al legame, che rappresenta un tentativo di annichilire l’altro, il cui desiderio è vissuto come ciò che porta all’insubordinazione, al pensiero critico, posizione che è al tempo stesso temuta e desiderata.

Eccetto queste situazioni estreme, e può darsi che ciò che vi dirò le incoraggi, ogni legame tende a cancellare i limiti interpersonali, e ancor più l’identità rischia di perdere in consistenza, la sua fermezza. Il legame riproduce in qualche modo quell’istante in cui il soggetto passa dall’investimento sull’altro all’identificazione con lui. Quando quest’ultima è compiuta, l’investimento tende a diluirsi o piuttosto a mutare. L’oggetto, che fino a quel momento era “alla periferia” del sé, viene a integrare l’identità del soggetto. Nella coppia, questo provoca diverse contrarietà, la conseguenza estrema è l’impressione quasi delirante di essere posseduto da qualcun altro.

Il legame implica dunque una presenza tangibile, quella dei due soggetti, e una struttura di funzionamento. Ci saranno due modi di considerarlo, come una diade o come una situazione a due in cui ciascuno vede l’altro in quanto altro. Si può osservare che l’altro è considerato secondo tre variabili : altro-indifferenziato, altro-oggetto, altro-soggetto. È importante mettere l’accento su ciò che noi viviamo in relazione all’altro, perché il saperlo è vitale per promuovere il riconoscimento reciproco, cosa che non va da sé. L’altro è avvertito da alcuni come un magma indifferenziato. 

Per altre persone, l’altro è vissuto come la rappresentazione inconscia del proprio oggetto, parente, antenato…ecc. Per altre persone ancora, l’altro è considerato come soggetto separato, il cui posto nello spirito è creatore di senso e di vissuti psichici. Possiamo provare a sovrapporre un oggetto interno sull’altro-soggetto, è ciò che facciamo regolarmente, ma questo non basta per sentire l’altro come un soggetto che ha un funzionamento inconscio, una soggettività, la sua storia, i suoi gusti, i suoi valori.

Questo altro-soggetto ci dice qualcosa, ci guarda, ci chiede d’essere tenuto in considerazione, di sentirci vicini a lui emotivamente, preoccupati da ciò che gli succede, coinvolti anche nelle sue difficoltà, e di sentirci rassicurati sul suo amore.
La maggior parte degli studi, psicoanalitici e non, ignora queste sfumature,ma esse ci sono comunque. La teoria del legame intersoggettivo si presta bene a integrarle e comprenderle.

La dimensione etica dipende dal sentimento di responsabilità che si prova per questo altro-soggetto. Da questa prospettiva, immaginatevi cosa può significare il progetto di reinterpretare il concetto di Super-io con il metro della dimensione intersoggettiva. Questo implica certo un grande sconvolgimento. Si può notare come il legame comprenda sempre questi tremodi di rappresentarci l’altro indifferenziato/oggetto/soggetto, ma uno può predominare, il che determina vari problemi.

Vorrei mettere l’accento su una difficoltà di numerosi clinici e terapeuti. Si tratta del pensare al legame di coppia come a un qualunque legame. Però la coppia ha delle specificità che conviene prendere in considerazione. Ma perché questa impossibilità a integrare queste specificità? Non lo so. C’è un campo raramente considerato: la differenza dei generi. 

Essa è talmente vitale, che la maggior parte dei conflitti tra coniugi ha a che vedere con essa. Sartre sottolineava nel 1943 (pag. 423-5), che la fenomenologia esistenziale ha scotomizzato allo stesso modo il fatto e questa differenza: si sorprendeva che una scuola che spinge all’essere-per-l’altro si disinteressi dell’incontro erotico tra i soggetti – che dipende, come sappiamo, dal loro maschile e femminile – quando esso appare come l’esempio stesso di una intersoggettività in movimento.

La fenomenologia ha permesso giustamente la distinzione della relazione verso un altro-oggetto dalla relazione verso un altro-soggetto. Sartre suggerisce: “Essere sessuato significa in effetti esistere sessualmente per un altro che esiste sessualmente per me - restando inteso che questo altro non è necessariamente, né principalmente per me, né per sè, un essere eterosessuale ma solamente un essere sessuale in generale.

Considerato dal punto di vista del per sé, questo sequestro della sessualità altrui non potrebbe essere la pura contemplazione disinteressata dei suoi caratteri primari e secondari.
Nessuno è per prima cosa sessuato per me, perché io lo deduco dalla distribuzione di un sistema pilifero ad esempio..il primo apprendimento della sessualità dell’altro, in quanto vissuto e sofferto, non potrebbe essere altro che il desiderio; è nel desiderare l’altro (o nello scoprirmi incapace di desiderarlo), o nel cogliere il suo desiderio di me, che io scopro il suo essere sessuato, e il desiderio scopre al tempo stesso il mio essere sessuato e il suo essere sessuato, il mio corpo come sesso e il suo corpo.”

Allora perché ci sono queste riserve nei terapeuti di coppia?
Temono forse che la valorizzazione della singolarità che è il genere dei partners, ci faccia ricadere sotto la prospettiva della psicologia individuale? L’alterità dell’altro, o ciò che l’altro ha come differenza irriducibile all’aspetto relazionale, condurrebbe alla perdita del valore gruppale e interattivo del modello? D’altra parte, evocare l’antenato e i traumi che ha subito e che si ripercuotono sulla coppia delle generazioni successive metterebbe in scacco la preminenza della situazione attuale?

Il tener conto della differenza dell’altro mi ha portato a chiedermi se il legame non comporta dei livelli di funzionamento distinti. Il livello arcaico non pone tanti problemi, è un funzionamento che evoca la messa in comune degli aspetti psichici più primitivi e indifferenziati. La sua tendenza è ad assimilare l’altro-soggetto all’altro-me.

Il livello più elaborato dovrebbe ugualmente trovare uno spazio nella misura in cui la singolarità dell’altro è sorgente d’attrazione : esso esercita una forza d’attrazione che è alla base dell’esogamia, anche se la prescrizione edipica vi gioca il suo ruolo. Noi andiamo verso l’altro perché il nostro genitore, nostro fratello o sorella di sesso opposto ci sono proibiti, ma andiamo verso di lui anche perché è un altro, che ha vissuto delle cose per noi sconosciute, che viene da un ambiente diverso, e ciò ci affascina.

Dal momento che l’altro è un altro soggetto e non solamente uno schermo-oggetto dei fantasmi e degli oggetti spostati e proiettati su di lui, si esplicano due modalità di relazione (che includono il fatto che ciascun soggetto della relazione è animato da intenzioni, che cioè simobilita verso l’altro soggetto, che agisce con lui, in relazione a lui): si tratta dei legami narcisistici, e dei legami libidici d’oggetto.

I legami narcisistici sono mossi dal nostro orientamento verso il simile, verso l’indifferenziazzione, verso l’imperituro, verso ciò che è costante. L’altro è vissuto come una parte di noi. Questi legami aiutano a consolidare e rinforzare la relazione, creano il noi della coppia, la sua identità e i suoi contorni.
Essi intervengono nella configurazione dell’intimità tra i partners, unica e introvabile nella sua forma in altri legami. I patti segreti e di negazione trovano in questi legami una base.

L’altro-soggetto è preso in considerazione dai legami narcisistici, sebbene la dimensione narcisistica tenda ad assimilare l’altro-soggetto dentro una continuità del sé. Il “tu sei un altro e tu sei gli altri che sono dentro di me” sono sempre in movimento e in contraddizione. Se i fondamenti narcisistici della relazione di coppia sono consolidati, prendono forma dei progetti condivisi ispirati da un ideale dell’io che è, se permettete l’espressione, un ideale degli io e dei non- io: è collettivo.

I legami libidici d’oggetto si instaurano sul sentimento che l’altro è diverso e allo stesso tempo evoca un oggetto interno, o più di uno. Detto diversamente, l’altro è in me e distinto da me. “ Io lo chiamo, lo vedo, lo riconosco e sono responsabile per lui” Ma “Sono sensibile al fatto che mi riconosca nel mio desiderio e nellamia identità. 

Se no, io soffro, temo che la sua libertà mi sfugga, che lui mi sfugga, che il nostro legame si dissolva.” A causa della sua funzione nella costruzione dei legami, la differenza di genere è motore e sorgente di una cura
costante (sotto l’influenza dell’Edipo e della castrazione).
Queste fondamentalmente le linee del legame di coppia.

Chi desiderasse conoscere il seguito dell'intervento può richiederci gli atti scrivendo a info@scuoladipsicodramma.com o telefonando allo 051.582211



mercoledì 21 novembre 2012

Da Romanzi di Coppia - Relazione Corpo-Psiche: Le posizioni


Prendiamo oggi un altro estratto del libro "Romanzi di coppia" del dott. Rapaggi sempre riguardante la relazione tra corpo e psiche.


In piedi, seduto, o sdraiato, il corpo comunica lo stato affettivo del soggetto e le sue intenzioni. 

Più avanti descrivo la posizione della testa rispetto al corpo e la posizione specifica della colonna vertebrale e degli arti. Ora mi riferisco alla posizione di tutto il corpo.
In piedi, ginocchia morbide e spalle rilassate, è nel massimo del vigore, per due motivi:

  • poiché la distribuzione energetica è, o dovrebbe essere, distribuita in tutto il corpo;
  • perché gli arti superiori e inferiori sono pronti in questo modo a fare qualunque mossa necessaria a soddisfare gli impulsi: a ricevere, a difendersi oppure ad attaccare.
Dunque la più corretta lettura del corpo la si fa quando l’individuo è in piedi.
Limitandoci a questo, senza entrare nel dettaglio dei singoli organi, osserviamo che sono possibili almeno cinque posizioni.

  1. Posizione eretta di apertura: il corpo è equilibrato, il capo eretto, le spalle aperte, le mani lungo i fianchi, bacino gambe e piedi in linea.
  2. Posizione eretta di chiusura: il capo è piegato in basso, le spalle si chiudono, le braccia sono solitamente strette davanti, il bacino indietro.
  3. Posizione eretta di sfida: il mento leggermente in avanti, le spalle indietro, il petto in fuori, le mani sui fianchi, il bacino leggermente in avanti, le gambe aperte.
  4. Posizione di supponenza: il mento verso l’alto, le spalle alzate, le mani dietro la schiena, bacino e cosce in avanti, polpacci tesi indietro.
  5. Posizione depressiva: il capo un po’ piegato, le spalle cadenti e verso l’interno, la pancia un po’ in fuori, il bacino retratto, i polpacci indietro.

mercoledì 14 novembre 2012

Da Romanzi di Coppia - Relazione Corpo-Psiche: la postura della colonna vertebrale



L’attenzione della persona in preda ad un conflitto intrapsichico, ricordando sempre l’importanza della variabile “gravità”, si concentra sulla necessità primaria di mantenersi in piedi, cioè di non crollare.

Crollare, dal punto di vista psichico, è un trauma grave. L’angoscia che deriva da questa previsione è molto seria, dunque la persona, dall’età dello sviluppo in poi, farà di tutto per dare a se stessa la sensazione contraria.

Poiché la colonna vertebrale è l’asse portante della testa e del tronco, è quella che subisce per prima gli effetti del conflitto e “cerca” in modo automatico il costante adattamento alle necessità della psiche.. Essa determina la postura, cioè la posizione, più o meno eretta, più o meno rigida, che l’individuo mantiene da fermo.

Lo fa nei due modi opposti:

  • con un eccessivo irrigidimento;
  • con un esagerato rilassamento.
La colonna vertebrale è corretta quando è mobile in modo da rispondere agli impulsi in maniera equilibrata, senza la paura di cadere in avanti o indietro, o persino lateralmente.
Non è esatto pensare che la colonna debba semplicemente stare “a piombo”, cioè che debba seguire un immaginario filo che dal centro laterale della testa arrivi al centro laterale della caviglia, come si dedurrebbe dalla lettura degli esercizi di Lowen (Lowen e Lowen “Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica” Astrolabio, Roma). Quella è la posizione teorica di partenza, posizione che infatti viene mostrata nei primi esercizi di correzione posturale. 
Ma una volta stabilita la posizione di partenza, l’elemento più importante diventa la mobilità.

La mobilità rappresenta la sicurezza, l’assenza di paura. L’interpretazione della mobilità è: in qualunque posizione l’individuo si trovi sa di reggersi bene in piedi da solo, e sa di poter cambiare posizione senza correre pericoli.

Perciò Lowen insiste molto sull’esercizio di grounding, che ha esattamente il compito di abituare la persona ad ascoltare quanto è autonoma e salda su se stessa.


domenica 11 novembre 2012

Da Romanzi di coppia: Il corpo nello psicodramma analitico


Manca pochissimo al convegno del 24 novembre e cogliamo l'occasione per recuperare un tema trattato nei convegni precedenti e approfondito nel libro Romanzi di coppia del dott. Alfredo Rapaggi.

"[...]Mi piace ripetere che la differenza che c’è tra il linguaggio cosciente della parola e quello del corpo è simile a quella che passa tra una persona sobria ed una ubriaca. Il corpo è molto simile ad un ubriaco, che non si accorge di ciò che rivela.

Distingueremo ciò che i corpi ci trasmettono da ciò che noi possiamo riferire ai pazienti, quando rivelano di essere pronti ad ascoltare[...]"

"[...]Il corpo è inteso come insieme di segnali originari, dovuti sia alla tendenza naturale che alla mappa genetica, e di segnali strutturatisi nel tempo; gli uni e gli altri, insieme, sono in grado di descrivere lo stato affettivo della persona, il suo più o meno riuscito adattamento all'ambiente, quindi il suo equilibrio caratteriale[...]